Splendida escursione alpinistica di due giorni nel Parco Adamello-Brenta
1° giorno
Arrivati al parcheggio delle cascate del Nardis in val di Genova, si lasciano le automobili e si prosegue con il servizio navetta fino a Malga Bedole (1.584). Da qui inizia il cammino su comoda strada sterrata raggiungendo rapidamente il rifugio Bedole (1.641). Arrivati al termine della strada si imbocca il segnavia 241 che conduce attraverso un ambiente selvaggio, alla malga Matarot Bassa (1.790) da dove si può osservare il vecchio tracciato della lingua glaciale proveniente dalla Vedretta della Lobbia, ormai ritirata molto più in quota. Il sentiero poi esce dalla vegetazione e a circa 2000m diventa alpinistico, lasciandosi alle spalle i noiosi ghiaioni per procedere su dei ripidi e impegnativi lastroni di granito, attrezzati a tratti con dei cavi d’acciaio. Questo è il Matarot. Vista la frequente caduta di materiale dalle rocce laterali è consigliabile l’uso del casco. La salita procede faticosamente per un po’ ... in base alle gambe dell’alpinista ... fino ad arrivare ad un insperato pianoro con un bel masso piatto con la scritta 1/2 a circa 2500m di quota. Si è a metà dislivello del Matarot. Preso un respiro profondo, si continua costeggiando la vedretta della Lobbia su un tracciato meno ripido, zigzagante fra detriti e sfasciumi fino a portare gli affannati alpinisti al passo della Lobbia Alta (3045) e successivamente al rifugio omonimo (3040).
Dislivello:
Tempo di percorrenza:
Difficoltà:
1500 m
4 ore
EE
2° giorno
Partendo di buon ora si torna al passo della Lobbia Alta e si attraversa obliquamente la vedretta della Lobbia fino a raggiungere il vicino passo di Cavento. Da qui, se le condizioni lo permettono, si sale in diagonale sulla vedretta di Lares fino ad imboccare le roccette del Corno di Cavento (3.404) che si risale sul versante est. Dalla cima il cammino è tutto in discesa e percorre la vedretta di Lares con l’omonimo laghetto alla base (2.650). Dal lago parte il segnavia 214 che attraverso ammassi detritici conduce al resti del rifugio Lares (2.085). Il sentiero ora, costeggiando il rio Lares, si immerge nella splendida e selvaggia valle del Lares, habitat ideale per l’orso che vive nel parco Adamello-Brenta. Raggiunta la malga Lares (1.891) si abbandona la valle per addentrarsi nel bosco e scendere molto rapidamente verso la val di Genova. Verso la parte finale della discesa si sente un forte fragore d’acqua. È il rio Lares che grazie a dei salti rocciosi forma delle suggestive cascate prima di entrare nel Sarca e saluta gli alpinisti che ormai hanno raggiunto il termine dell’escursione.
Dislivello in salita:
Dislivello in discesa:
Tempo di percorrenza:
Difficoltà:
450 m
2300 m
2 ore 30 minuti per la cima, 5 ore per il rientro
EEA
Accompagnatore/i:
Federico Bertolli, Fausto Zoller
Note: è richiesto il kit da ghiacciaio e un ottimo allenamento.