Vengono qui di seguito elencati gli aspetti naturalistici maggiormente significativi presenti nell’area individuata da Roberto Bombarda nella sua proposta di Parco Naturale del Monte Baldo trentino.
FLORA
Il Monte Baldo si eleva, isolato, dalla pianura veronese fino alla Valle di Loppio, tra il Lago di Garda e la Valle dell’Adige, è noto fin dalla fine del 1500 per il pregio della propria flora. Ai giorni nostri il suo valore botanico, anche se è stato in parte relativizzato dalle successive ricerche effettuate nelle catene prealpine limitrofe, rimane indiscutibile.
Il Monte Baldo è ritenuto infatti un importante centro dell’elemento endemico prealpino. Durante il periodo glaciale, terminato ca. 10.000 anni fa, la catena baldense venne a trovarsi in una situazione privilegiata rispetto ai massicci montuosi più settentrionali.
Le sue vette non furono completamente coperte dalle lingue glaciali e dalle nevi perenni ma costituirono un’isola di rifugio per molte specie. Allo sciogliersi del ghiaccio, alcune di queste non riuscirono a colonizzare nuovi territori, rimanendo relegate alle zone sommitali e diventando endemiche. Un’ulteriore peculiarità del Monte Baldo è la straordinaria diversità territoriale, che fu individuata già nel 1566 da Francesco Calzolari, farmacista e botanico veronese, nel suo “Viaggio di Monte Baldo”. Salendo lungo il versante occidentale si passa dall’area sub-mediterranea legata al Lago di Garda, fino alle creste sommitali tipicamente alpine, attraversando tutte le fasce vegetazionali caratteristiche di questa regione. Anche il gradiente nord-sud permette la crescita di specie marcatamente prealpine e di entità legate a zone più interne. Da tutti questi fattori deriva l’elevatissima diversità floristica. Si stima, mancando ancora uno studio completo della flora, che possano crescere sul Monte Baldo oltre 1800 specie di piante spontanee. L’area baldense si caratterizza quindi per valori totali di specie prossimi a quelli più elevati riscontrabili in Trentino e in provincia di Verona.
FAUNA
INVERTEBRATI
Pur essendo la fauna degli Invertebrati del Monte Baldo fra le meglio conosciute delle Alpi, le attuali conoscenze necessiterebbero d’ulteriori approfondimenti in particolare per quanto riguarda le aree indagate. E’ interessante ricordare che le specie di farfalle fin’ora censite sull’intero Monte Baldo sono 950 e rappresentato oltre il 50% dell’intero fauna di macrolepidotteri censiti in Italia.
Per quanto riguarda invece l’Abisso di Val del Paròl, esso costituisce la maggiore cavità conosciuta nell’area trentina del Monte Baldo e l’abisso più profondo della regione, ed è considerata una grotta meritevole di protezione per la ricca fauna ipogea. Si ricorda che da un punto di vista faunistico la grotta è località tipica di un Diplopoda: l’Osellosoma caoduroi.
ANFIBI
Le specie di anfibi più a rischio si concentrano nell’alveo del Lago di Loppio. Notevole è la presenza di Triturus vulgaris che nel biotopo trova una delle poche stazioni di crescita dell’intero territorio provinciale.
RETTILI
L’erpetocenosi si presenta decisamente ricca anche se non sono presenti specie particolarmente rare.
UCCELLI
La tipologia ambientale con la maggiore ricchezza specifica coincide con le praterie alpine e subalpine, con i pascoli e con le zone umide.
L’intera zona del Baldo è inoltre un’importante area di transito e sosta per gli Uccelli in primo luogo durante la migrazione postriproduttiva, e in misura non ancora ben definita, durante quella primaverile. Durante le migrazioni l’intera area del Baldo è inoltre interessata da un flusso di rapaci diurni migratori, una parte della più vasta corrente migratoria che interessa il settore pedemontano e prealpino del Triveneto.
MAMMIFERI
Fra le specie presenti meritano di essere citati i Chirotteri, rilevati soprattuto nell’Abisso di Val del Paròl.
HABITAT
Il monte Baldo è una montagna esemplare dal punto di vista della vegetazione perchè, anche grazie alla presenza del Lago di Garda e dal clima mite da esso indotto, è un concentrato come poche altre zone Prealpine di fasce vegetazionali distribuite in senso altitudinale. Si passa infatti da una fascia mediterranea dominata dal leccio e dall’ulivo, all’orizzonte degli arbusti contorti.
La proposta di istituzione del Parco del Monte Baldo
Il Monte è noto fin dalla fine del Cinquecento per il pregio della propria flora. Ai giorni nostri il suo valore naturalistico, pur ridimensionato dalle successive ricerche effettuate nelle catene prealpine limitrofe, rimane indiscutibile, non solo sotto l‘aspetto botanico, ma anche per quel che riguarda le emergenze faunistiche. Proprio per queste regioni da vari anni si è diffusa l‘idea di creare un parco naturale del Baldo, che possa eventualmente includere sia la parte trentina sia quella veronese.
La prima idea di salvaguardia del Baldo nasce nel 1926, su ispirazione di Alberto Bresavola di Ala, che scriveva: “nulla vi manca, né avanzi di foreste secolari, né acque correnti, specie nella regione trentina, né, cosa importantissima, magnifiche strade con romana fatica costruite dai nostri fanti... la maggior parte dei Comuni montebaldini ignora la sua ricchezza potenziale, perché è assioma che, sia nei campi come nei prati e boschi, bellezza è sinonimo di dovizia”.
Nel 1965 Dalla Fior, Pedrotti, Bonapace, Ferrari e Tomasi propongono per il Monte Baldo trentino la costituzione di un’area di protezione floristica per la presenza di particolari specie interessanti per la biologia, di singolari condizioni ecologiche, o per il significato storico-genetico delle specie presenti. Secondo questi ricercatori è indispensabile la protezione di tutta l’area sommitale a partire dall’isoipsa 1500 per la ricchezza inconsueta di specie endemiche, rare o ad apparizione saltuaria.
Nel 1971, la Società Botanica Italiana identifica la catena baldense da Ferrara di M.Baldo al Varagna, dal lago di Garda alla strada Graziani quale “Parco Interregionale per la protezione della flora e della fauna” per salvaguardarlo nei confronti della costruzione di insediamenti turistici, dalla raccolta di specie rare da parte di collezionisti e commercianti di piante vive.
Nel 1972, grazie all‘impegno di Luigi Ottaviani di Brentonico, avviene l‘istituzione della Riserva di Bes-Corna Piana, allo scopo di tutelare un rilievo ben delimitato e facilmente accessibile, caratterizzato da una flora sufficientemente rappresentativa della catena baldense che avrebbe dovuto portare, secondo Ottaviani, all’istituzione del parco del Monte Baldo (“a da venì, verrà”). Nel 1978 Aldo Gorfer conia la dizione “Parco naturalistico-paesaggistico del Monte Baldo”. In questo stesso periodo Eugenio Turri è tra i primi promotori dell’idea di Parco del Monte Baldo.
Per quanto riguarda il settore veronese vengono istituite le Riserve integrali di Lastoni-Selva Pezzi e della Gardesana orientale, alle quali fu affiancato l‘Orto botanico di Novezzina. Già nel 1983 (perciò secondo gli schemi della L.R. 72/1980) la Giunta regionale del Veneto fa una prima proposta di legge per l’istituzione del parco del monte Baldo. La proposta di legge non viene discussa dal Consiglio regionale.
Nel 1985 Franco Tassi nel volume “Aree protette d’Italia” ipotizza per il Monte Baldo un parco interregionale.
Per la parte trentina lo stesso Piano Urbanistico Provinciale nel 1987 rileva l’area come degna di tutela ambientale citando: “il parco sembra costituire... l’obiettivo più logico”.
Nel 1993-1994 su iniziativa del consigliere Calissoni nasce il progetto di “Parco Naturale Rurale Integrato del Baldo-Garda versante Trentino” che interessa oltre 15.000 ettari del massiccio baldense. Si formano dei gruppi di lavoro interni ed esterni all’amministrazione dei comuni interessati (Avio, Ala, Mori, Brentonico e Nago Torbole) per definire una ideale e possibile perimetrazione dell’eventuale area a Parco, tenendo conto anche del versante veronese del Monte Baldo. Inoltre in questi anni viene prodotta anche una indagine preliminare integrata per la costituzione del Parco Naturale del Baldo-Garda. Un notevole apporto in questo lavoro è stato sicuramente dato dal dott. Alessandro Macchiella.
Una forma concreta di tutela viene realizzata tramite il Piano regolatore generale di Brentonico che destina oltre il 50% del territorio comunale ad area di pregio naturalistico, propedeutica all‘istituzione del parco.
Nel 1995 si tiene a Brentonico il convegno nazionale “Verso un modello di tutela e valorizzazione ambientale – Il Parco Naturale del Monte Baldo, con partecipazione dell’Università di Trento, dipartimento ingegneria ambientale, e qualificati relatori, coordinato dall’allora assessore provinciale alla cultura Vincenzo Passerini, con conclusioni positive all’eventuale istituzione.
Nel 1997 sulla base delle perimetrazioni ideali definite con i gruppi di lavoro intercomunali, viene definita ed approvata, nell’ambito del primo piano regolatore di Brentonico, l’ampia zona di pregio naturalistico (oltre un terzo del territorio comunale, tra l’altro soggetta ad un piano attuativo da completarsi entro il 2007).
Negli anni 1998-2000 si hanno diversi atti formali proiettati all’istituzione del Parco come la presentazione del progetto del Parco di Monte Baldo-Garda alla manifestazione regionale “Giornata dei Parchi con condivisione sulle iniziative (Trento), la presentazione del progetto di Parco al convegno nazionale a Monte Bondone relativo all’istituzione dei siti di interesse comunitario (S.I.C.) con apprezzamento per il materiale presentato e stimoli a proseguire, e con finanziamento provinciale dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente la stesura di una simulazione economica conseguente l’istituzione del Parco, affidata al gruppo Class di Milano.
Negli anni 2000-2003 si ha l’approvazione a larga maggioranza del consiglio comunale del progetto di potenziamento della Riserva Naturale Guidata della Corna Piana, quale atto comunque propedeutico all’istituzione del Parco, la realizzazione di opuscolo e poster illustranti in sintesi il progetto del Parco Naturale, poi inviato alle famiglie di Brentonico e alle Scuole, l’inserimento di tre Siti di Importanza Comunitaria baldensi fra quelli prioritari per la stesura di un piano di gestione pilota nell‘ambito del progetto LIFE/NAT/IT/006279 "Verifica della Rete Natura 2000 in Italia e modelli di gestione" di cui il Ministero dell‘Ambiente e della Conservazione del Territorio è stato beneficiario. Avviene l’incontro-seminario con membri della commissione europea dell’ambiente e del Ministero dell’Ambiente a Brentonico, con sopralluogo dei siti individuati e la condivisione sulla definizione degli stessi, interessanti le aree di Avio, Brentonico e Nago Torbole;
Attualmente le zone protette presenti sul territorio baldense sono costituite da due biotopi comunali (Bocca del Creer, Seandre) e soprattutto da alcuni Siti d’Importanza Comunitaria:
SIC
sup. ha
quota max m s.l.m.
quota min
m s.l.m.
IT3120104 Monte Baldo-Cima Val Dritta
450
2200
1470
IT3120103 Monte Baldo di Brentonico
2100
2079
932
IT3120016 Corna Piana (riserva guidata)
65
1736
1540
IT3120095 Bocca d‘Ardole - Corno della Paura (ZPS)
178
1568
1200
IT3120079 Lago di Loppio
112
385
217
IT3120150 Talpina-Brentonico
245
628
180
In Provincia di Verona esistono altri SIC sul Monte Baldo che, come nel caso di Monte Baldo: Val dei Molini, Senge di Marciaga, Rocca di Garda, appartengono a tipologie ben diverse e più di bassa quota; in altri casi invece sono contigui e analoghi ai SIC trentini: è il caso di Monte Baldo Ovest.
SIC
sup. ha
quota max m s.l.m.
quota min
m s.l.m.
IT3210039 Monte Baldo Ovest
6.509
2200
68
IT31210007 Monte Baldo: Val dei Molini, Senge di Marciaga, Rocca di Garda
675
315
70
IT3210041 Monte Baldo Est
2.762
1475
95
IT3210004 Monte Luppia e P.ta San Vigilio
1.037
594
65
Le finalità istitutive del Parco del Monte Baldo dovrebbero essere le seguenti:
a)
conservare, monitorare e recuperare la biocenosi, con particolare riferimento alle specie animali e vegetali endemiche, alle specie vegetali e animali inserite nelle liste rosse provinciali, regionali e nazionali e alle specie e gli habitat contenuti nelle direttive comunitarie 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, e 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche;
b)
conservare, monitorare e recuperare i valori paesaggistici, gli equilibri ecologici, gli equilibri idraulici e idrogeologici superficiali e sotterranei;
c)
salvaguardare i valori e i beni storico-architettonici;
d)
promuovere attività di educazione, di formazione e di ricerca scientifica, nonché attività ricreative sostenibili;
e)
promuovere e riqualificare le attività economiche compatibili con le finalità sopraccitate, al fine di conservare l’ambiente e di migliorare la qualità della vita delle popolazioni residenti.